LA CUCCIA ALLA CREMA DI RICOTTA

Ricetta-FraGolosi.it

INGREDIENTI

1 kg di frumento di grano tenero, sale.
Per la crema di ricotta:
800 g di ricotta freschissima di pecora, 450 g di zucchero, ½ bustina di vaniglia, 100 g di zucca candita, 100 g di gocce di cioccolato fondente, 100 g di canditi (cedro, arancia).
Per spolverizzare:
un pizzico di cannella in polvere.



PREPARAZIONE

Pulire il frumento per eliminare le impurità che possono nascondersi tra di esso.
Lavarlo e tenerlo a bagno per 2-3 giorni, in modo che i chicchi si ammorbidiscano.
Durante tale periodo, cambiare l’acqua almeno una volta al giorno.
Terminata la fase di ammorbidimento del grano, sciacquarlo ripetutamente, strofinandolo tra le mani.
Versare, quindi, il grano ormai pulito e leggermente ammollato in una pentola.

Coprirlo d’acqua e salarlo con un pizzico di sale.
Portare l’acqua a bollore e lasciare sobbollire a fuoco basso e a tegame coperto per circa due ore (o ancora di più).
Quando il grano sarà diventato tenero, spegnere il fuoco e coprire la pentola con un panno di lana, in modo da lasciarlo raffreddare lentamente per una intera nottata.
Il mattino seguente, scolare il grano e versarlo in una ciotola.

Lasciarlo , poi, raffreddare.
Nel frattempo, preparare la crema di ricotta.
Passare a setaccio la ricotta e lavorarla accuratamente con lo zucchero e la vaniglia.
Se l’impasto dovesse risultare eccessivamente duro, aggiungere un po’ di latte.
Quando gli ingredienti saranno ben mescolati, unire al resto del composto le gocce di cioccolato, la zucca sminuzzata ed i canditi tritati.

Lavorare ancora il composto, in modo che gli ingredienti siano perfettamente amalgamati.
Mescolare la crema di ricotta assieme al grano e versare il composto su un piatto da portata.
Lasciarlo raffreddare in frigorifero per alcune ore.
Al momento di portare in tavola, spolverare la Cuccia con la cannella in polvere.

NOTIZIE STORICHE

  • La preparazione della Cuccia è un rito propiziatorio, diffuso in tutta la Sicilia in occasione della festa di Santa Lucia, che si celebra il 13 Dicembre.
  • La Santa nacque a Siracusa intorno al 281-283 d. C. appartenente ad una nobile e ricca famiglia siracusana, in giovanissima età si consacrò a Dio, facendo il voto di castità.
  • In occasione della miracolosa guarigione della madre Eutichia, dovuta all’intercessione di Sant’Agata, protettrice di Catania, la fanciulla decise di distribuire le sue ricchezze ai poveri.
  • Ciò suscitò l’invidia dei pagani e soprattutto l’ira di uno spasimante che aveva sperato di sposarla per entrare in possesso delle sue ricchezze e che, invece , era stato da Lei respinto.
  • Denunciata perché cristiana dallo spasimante, venne processata dal prefetto di Siracusa Pascasio.
  • Costui era stato nominato governatore di Siracusa per ordine dell’imperatore Diocleziano, feroce persecutore dei cristiani.
    Non avendo voluto abiurare, la fanciulla venne sottoposta a terribili tormenti che affrontò con cristiana sopportazione.
  • Secondo la tradizione, venne martirizzata il 13 dicembre del 304.
  • Si racconta che, prima di essere decapitata, le vennero strappati gli occhi.
  • Secondo una leggenda, addirittura se li strappò la stessa Santa.
  • Pertanto, nei quadri sacri e nell’iconografia classica la Santa viene spesso raffigurata con in mano una tazza contenente gli occhi.
  • Dopo la Sua morte, il culto della Santa si diffuse immediatamente prima in Sicilia e, poi, oltre i confini isolani.
  • La devozione verso la Santa era ed è ancora oggi particolarmente sentita in tutta l’isola e soprattutto a Siracusa, sua città natale.
  • Probabilmente, solo in età umanistica la Santa venne considerata la protettrice della vista.
  • Da quel momento in poi santa Lucia viene invocata per proteggere la “luce” degli occhi dai mali della vista.
  • Si può ipotizzare che questa capacità miracolosa Le sia stata attribuita per l’influenza esercitata dal Suo nome.
  • Infatti, il nome “Lucia” ha la stessa radice della parola latina “lux”, che significa “luce”.
  • Di conseguenza, i devoti hanno pregato la Santa per chiedere protezione nei riguardi della vista o guarigione per patologie inerenti gli occhi.
  • La devozione nei confronti di Santa Lucia, vergine e martire, è vivamente sentita ancora oggi.
  • La Santa, patrona di Siracusa, dei ciechi, degli oculisti e degli elettricisti, viene celebrata il 13 dicembre, giorno in cui avvenne il suo martirio.

L’ORIGINE DEL NOME

Il nome latino “Lucia” deriva dal praenomen “Lucia”, femminile di “Lucius”.
Il nome “Lucia” viene fatto derivare dal termine latino “lux”, luce.
Esso può avere un duplice significato: può significare, infatti, “Luminosa, lucente” oppure “Nata alle prime luci dell’alba”.
Quest’ultimo significato viene fatto risalire ad una consuetudine romana.
Il nome Lucius o Lucia veniva, infatti, dato dagli antichi romani ai bambini che nascevano all’alba o in giornate particolarmente luminose.
Pertanto, nell’uno e nell’altro caso, fin dai tempi antichi, il nome Lucia è stato associato alla luminosità della luce e, quindi, successivamente, alla luce degli occhi.

USI E RITI RELATIVI ALLA DEVOZIONE NEI CONFRONTI DI SANTA LUCIA

Il culto di Santa Lucia è profondamente sentito in tutta la Sicilia.
Esso è nato subito dopo il martirio della Santa e si è diffuso rapidamente.
Il 13 dicembre, ovunque, si chiede alla Santa di proteggere la vista dei devoti.
A Santa Lucia vengono attribuiti eventi miracolosi.
Si racconta, per esempio, che nei tempi antichi per alcuni Palermo, per altri Siracusa venne afflitta da un lungo periodo di carestia.
I devoti della Santa, allo stremo delle forze, ne invocarono l’aiuto.
Furono esauditi.
Nel porto di Palermo (o di Siracusa) giunse un bastimento carico di frumento, che venne prontamente distribuito alla popolazione affamata.
La fame era talmente grande, che il grano non venne macinato nei mulini, in modo da preparare pane e pasta, ma venne lessato immediatamente, in modo da colmare subito i morsi della fame.
L’arrivo della nave venne considerato un prodigio, avvenuto per intercessione della Santa.
Si diffuse, pertanto, l’uso di cucinare il grano bollito in occasione della ricorrenza del martirio di santa Lucia.
Il 13 Dicembre, infatti, per voto o devozione, i devoti della Santa rinunciano a mangiare pane, pasta e derivati della farina.
Consumano, invece, pietanza a base di grano o di riso (soprattutto i gustosissimi arancini siciliani).
A Messina si è soluti consumare riso e ceci (o riso e fagioli) e piccoli pani preparati con la farina di granoturco, la cui preparazione viene fatta dai fornai solo in questa occasione.
A Palermo, invece, si prepara la Cuccia, un piatto a base di grano bollito.
Anticamente si trattava di un piatto salato.
Il grano veniva, infatti, cotto assieme alle verdure.
Oggi si tratta di un piatto dolce a base di grano, ricotta, zucchero, canditi, cioccolato…
Ogni famiglia ha la sua versione personale della ricetta.
L’usanza di preparare dei dolci a base di grano cotto si trovaanche in altre regioni italiane, non è, però, associata ad una ricorrenza particolare.
Basti pensare alla Pastiera napoletana , al Trigu puddinu sardo o al Grano cotto lucano.
Solo in Sicilia, tale usanza è strettamente legata alla festività di Santa Lucia.

L’ETIMOLOGIA DEL NOME “CUCCIA”

Il termine “cuccia” viene fatto derivare o dal verbo “cucciari”, che in dialetto siciliano significa “mangiare un chicco alla volta”, oppure dal sostantivo “cocciu”, che significa chicco.
A Palermo il 13 Dicembre, dunque, si “cuccìa”, cioè si preparano e consumano i
Tant’è che un antico proverbio siciliano recita:

“A Santa Lucia un cuecciu di cuccìa”

cioè : A Santa Lucia un chicco di cuccìa.

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2 Commenti
  1. LIA ha scritto

    SONO CURIOSA. MI PIACE SPERO SIANO TUTTE SEMPLICISSIME. NON SONO BRAVA IN CUCINA

    1. FraGolosi ha scritto

      Ciao Lia, sarai sicuramente bravissima 🙂 Se hai dubbi non esitare a chiedere! A presto!

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