Bloody Mary con tequila
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DOSI

¾ di Tequila
¼ di Succo di pomodoro
1 cucchiaio di Succo di limone
2 gocce di Worcester Sauce
1 goccia di Tabasco
Qualche goccia di Angostura
Un pizzico di sale e pepe.

PREPARAZIONE

Versare nel tumbler alto ghiacciato la Tequila, il succo di pomodoro e il succo di limone.
Aggiungere il sale, il pepe, la salsa Worcester, il Tabasco e qualche goccia di Angostura
Mescolare dolcemente con il cucchiaio lungo.
Servire subito.

NOTE

  • Si tratta della versione sudamericana del tradizionale Bloody Mary. Il cocktail viene preparato sostituendo la vodka con la tequila.
  • Il Bloody Mary alla tequila a parte della categoria “Long Drink” e può essere preparato nel mixer glass o direttamente nel bicchiere.

QUALCHE NOTIZIA STORICA SUL BLOODY MARY CLASSICO

Ci sono affermazioni contrastanti su chi abbia inventato il Bloody Mary.
Ne rivendicano la paternità l’attore statunitense Geoge Jessel ed il barman francese Fernand Petiot, detto Pete.
L’attore George Jessel disse di avere inventato il cocktail nel 1939 e questa affermazione venne suffragata da un articolo del giornalista Lucius Beebe che nello stesso anno pubblicò un preciso riferimento al drink con tanto di ricetta.
Il giornalista scrisse: “Il nuovo tonico di George Jessel, che sta ricevendo attenzione dagli editorialisti della città, è chiamato Bloody Mary: metà succo di pomodoro, metà vodka”.
Secondo Fernand Petiot, invece, il cocktail sarebbe stato da lui inventato nel 1921 mentre lavorava presso il New York Bar di Parigi, che in seguito divenne l’Harry New York Bar.
Si racconta che il Petiot avrebbe creato un cocktail a base di spezie, aromi, limone, pomodoro e vodka in onore dell’attore Roy Barton.
Inizialmente il cocktail venne conosciuto con il nome “Buchet of Blood”, per poi assumere il nome definitivo di “Bloody Mary”.
In un articolo del New Yorker magazine del luglio 1964 Fernand Petiot afferma: “George Jessel disse di averlo creato, ma non era altro che vodka e succo di pomodoro quando lo rilevai. Io copro il fondo dello shaker con quattro grosse prese di sale, due di pepe nero, due di pepe di Caienna e uno strato di salsa Worcestershire; Quindi aggiungo una spruzzata di succo di limone e del ghiaccio tritato, verso due once di vodka e due di spesso succo di pomodoro, scuoto, filtro e verso. Noi serviamo da cento a centocinquanta Bloody Marys al giorno, qui nella King Cole Room e negli altri ristoranti e sale per banchetti.” Si racconta che il cocktail non fu immediatamente apprezzato da parigini.
Divenne famoso solo qualche anno più tardi negli Stati Uniti e precisamente attorno alla metà degli anni ‘30 quando “Pete” Petiot assunse le redini del King Cole Bar dell’Hotel St. Regis a New York.
Nel 1934 il Petiot reintrodusse il cocktail da lui inventato (rimpiazzando la vodka con del gin), inizialmente con il nome di “Red Snapper”, presentandolo come un infallibile rimedio contro la sbornia.
È opinione comune che l’ispiratrice del cocktail sia stata l’attrice Mary Pickford, alla quale nel 1918 era stato dedicato da un barman di San Francisco un cocktail simile per colore, a base di rhum chiaro, succo di ananas, sciroppo di granatina e maraschino.
Con l’aggiunta del Tabasco il cocktail del Petiot prese il nome definitivo di Bloody Mary.

L’ORIGINE DEL NOME BLOODY MARY

Il nome “Bloody Mary” è un chiaro riferimento al colore rosso del cocktail, simile a quello del sangue.
Sull’origine del nome esistono varie ipotesi e contastazioni.
L’opinione più comune accosta il nome del cocktail a quello della regina d’Inghilterra Maria Tudor, figlia del re Enrico VIII e di Caterina d’Aragona.
Costei regnò dal 1553 al 1558, passando alla storia come “Maria la sanguinaria” (Bloody Mary), soprannome che le venne dato dai protestanti inglesi.
Infatti, volendo restaurare il Cattolicesimo in Inghilterra dopo la Riforma, ella fece uccidere tutti coloro che si opponevano alla sua volontà.
Furono più di trecento le vittime di Maria la Sanguinaria che perirono sul rogo o di morte violenta e migliaia i protestanti da lei perseguitati.
Alla sua morta, Maria Tudor venne sostituita dalla sorellastra Elisabetta I (figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena), di fede protestante.
Il colore rosso del cocktail ha fatto nascere l’associazione tra il cocktail e il sangue umano fatto versare dalla sanguinaria regina.
Un’altra leggenda accosta il nome del cocktail allo scrittore Ernest Hemingway, il quale, quando aveva bevuto, temeva l’ira della moglie Mary Welsh, che egli in quelle occasioni chiamava “ Maledetta Mary, Bloody Mary”.
Lo scrittore avrebbe chiesto a Bertin, uno dei barman dell’Hotel Ritz di Parigi di creare per lui un cocktail “senza odore”, raccontandogli che la moglie non gradiva che egli bevesse, tanto che al suo rientro in casa gli odorava l’alito e lo rimproverava se percepiva odore di alcool.
Il barman allora gli preparò un cocktail senza odore a base di vodka e succo di pomodoro.
La leggenda racconta che l’indomani Hemingway ritornò dal barman Bertin , riferendogli che la moglie non si era accorta che egli aveva bevuto.
Questa leggenda è stata sfatata da diverse fonti
Nella regione di Pamplona in Spagna , invece, il nome del cocktail viene accostato a quello dell’inglese Mary Read, la sola donna pirata di cui si abbia notizie, la quale divenne famosa nel XVIII secolo per avere combattuto al fianco del pirata inglese Jack Rackham.
Durante i combattimenti la donna era talmente brutale da meritare il soprannome di Bloody Mary.
Un altro parere, infine, associa il nome del cocktail ad una leggenda metropolitana del mondo occidentale, secondo la quale Bloody Mary è un fantasma o una strega
evocata per rivelare il futuro.

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