Ricetta Paella alla Valenciana di Redazione, Pubblicata il 31 Ottobre 2014, Aggiornata 13 Settembre 2026
Dosi per 4 persone
400 g di riso di origine Valenciana ( Bomba o Senia o Bahia)
1,4 l di brodo di carne (o di pollo)
100 g di passata di pomodoro
500 g di pomodori pelati
500 g di cozze
300 g di calamari
500 g di gamberi
300 g di polpa di coniglio disossata
2 cosce di pollo disossate
300 g di piselli
1 peperone rosso carnoso
2 bicchieri di vino bianco secco
3 spicchi d’aglio
1 cipolla
1 foglia di alloro
2 bustine di zafferano (o 1 cucchiaino raso di pistilli di zafferano)
olio extra vergine di oliva
sale
pepe
peperoncino
NOTE E CONSIGLI
QUALCHE NOTIZIA STORICA SUGLI ANTESIGNANI DELLA PAELLA
Come tutte le ricette antiche, la Paella è frutto sia delle influenze gastronomiche delle dominazioni che si sono succedute in quei territori sia quella dei prodotti di facile reperibilità in loco
Furono i Romani a far conoscere l’olio agli spagnoli ed i Mori a diffondere la conoscenza del riso e dello zafferano.
Il riso, tuttavia, non era gradito alla popolazione valenciana almeno fino al XIII-XIV secolo.
Il consumo di riso inizia nel territorio di Valencia tra i secoli XV e XVI su richiesta di contadini e pastori che trovavano comodo avere un alimento facile da trasportare, al quale aggiungere tutto ciò che avevano a portata di mano.
È in questo periodo che il riso diventa l’alimento di base della cucina valenciana.
Piatti a base di riso cotto assieme ad altri ingredienti venivano preparati dalla servitù con gli avanzi del cibo rimasto alla fine dei grandi banchetti della nobiltà.
Nella prima metà del XVI secolo si trova il primo riferimento scritto sull’aggiunta dello zafferano a piatti di riso.
Rupert de Nola, un cuoco di corte, autore di libro di cucina (Llibre del Coch, 1477), in una ricetta, che chiama “Riso in casseruola al forno”, adopera lo zafferano per dare alla preparazione un bel colore giallo-arancio.
Vi è quasi la certezza che questo piatto sia l’antenato del Riso al forno, la pietanza più popolare a Valencia.
Una pietanza preparata con riso, carni e/o pesci era già famosa nel XV secolo e precisamente al tempo della regina Isabella la Cattolica, la quale, secondo quanto riportano le cronache, apprezzava molto questo tipo di preparazione.
La prima citazione della Riso alla valenciana appare nel XVI secolo in un libro di cucina di Bartolomeo Sacchi, cuoco del papa Pio V.
Nel suo testo “Opera di Bartolomeo Sacchi, maestro dell’arte del cucinare, divisa in 6 libri” (1570), l’Autore fa riferimento a diverse pietanze a base di riso, tra le quali quella del Risotto Italiano.
Ciò dimostra che tra la fine del XV secolo e l’inizio den XVI secolo in tutta l’area del Mediterraneo erano già conosciuti ed apprezzati i piatti a base di riso.
QUALCHE NOTIZIA STORICA SULLA PAELLA CHE CONOSCIAMO
La Paella che conosciamo nacque nel XVIII secolo nel territorio di Valencia.
Gli abitanti che risiedevano nella zona circostante il lago Albufera iniziarono a preparare a modo loro il riso da loro prodotto negli acquitrini lagunari.
Grazie all’invenzione di una padella con manici laterali in ferrò, divenne facile trasportare e cucinare a mezzogiorno il riso nei campi.
Nello stesso periodo i Valenciani inserirono nella preparazione alimenti locali che avevano a portata di mano: olio, lumache e verdure fresche (peperoni, fagiolini, fagioli bianchi di Spagna, broccoli, etc.).
Nei giorni di festa aggiungevano anche pezzetti di pollame, coniglio o anatra.
Nelle zone interne del territorio valenciano si prediligevano, dunque, pietanze a base riso e di di carne di animali da cortile allevati nelle zone di campagna.
Non è da escludere che nelle zone costiere della regione si preparassero, invece, pietanze a base di riso e pesce di mare.
Anche la borghesia valenciana adotta questo nuovo modo di cucinare il riso.
Ben presto la pietanza diventa tipica della regione di Valencia e prende il nome di “Paella” (che in origine era il termine utilizzato per indicare la padella).
Quando la pietanza esce al di fuori dei confini di Valencia, prende il nome di “Paella alla Valenciana”.
La prima citazione documentata del Riso alla Valenciana (o Paella) si trova in un manoscritto di ricette in catalano del XVIII secolo, in cui si evidenzia la distinzione tra il Riso “alla Catalana” e quello “alla Valencia”.
Intanto, la preparazione della Paella si era andata raffinando e diversificando, arricchendosi di carni miste e di frutti di mare, molluschi, gamberi, scampi e verdure varie.
Si diffondono, dunque, numerose varianti della ricetta, tant’è che nel testo”Novisimo manual prático de cocina española” (1885 vv.aa.) si trovano già pareri discordanti sulla ricetta originale della Paella.
La vera e propria diffusione della Paella, inizia, però, all’inizio del XX secolo.
Nel 1920 un fabbro del villaggio d’Alaquàs, Garsia Montoro inizia l’industrializzazione della padella in cui cuocere la pietanza.
Ancora oggi l’impresa familiare “Garcima sl” è all’avanguardia per la realizzazione e la diffusione in tutto il mondo di questo utensile.
La diffusione della Paella, oltre i confini della Spagna, avviene però lentamente, sia perché si tratta di una ricetta locale sia perché le migrazioni dei Valenciani risalgono al tempo della Guerra civile spagnola (1936-1939).
Nel 1939 Valencia, che aveva resistito per 2 anni sotto i cannoni dei nazionalisti guidati dal generale Francisco Franco, si arrende.
Fu in questo periodo che i Valenciani iniziano a migrare inizialmente in Algeria e in Francia, poi negli Stati Uniti.
La Paella diventa famosa negli Stati Uniti, tanto da essere una delle pietanze preferite dal presidente USA Franklin Delano Rooswelt.
Dopo la guerra civile spagnola, il generale Franco, volendo sviluppare il turismo, sceglie la Paella come piatto nazionale per vari motivi: è una pietanza poco costosa, non difficile da preparare ed è ricca di colori (il giallo dello zafferano e il rosso del peperone e dei pomodori ) che rappresentano i colori della bandiera spagnola.
Negli anni seguenti il piatto diventa popolare nell’America Latina e a Cuba e, poi via via in tutto il mondo.
CURIOSITÀ SU PAELLA E PAELLERA
Siamo soliti chiamare la preparazione Paella (si pronunzia paeiia) e il recipiente di cottura Paellera.
Tuttavia, in verità Paella è il nome del recipiente di cottura.
Infatti, il termine Paella deriva dal latino “patella”, dal quale deriva anche la parola italiana padella.
In origine il termine Paella veniva, dunque, adoperato per indicare una padella dentro la quale veniva preparato la pietanza , la quale era fornita di due manici adatti a sostenere il peso della pietanza, aveva un diametro variabile in base al numero delle porzioni e bordi alti da 5 a 10 cm a seconda del diametro.
Mentre una volta la padella era costruita in ferro, oggi vengono realizzate delle ottime padelle a due manici in acciaio inossidabile o lucidato.
La particolare forma della padella permetteva al brodo di evaporare velocemente.
Il termine Paellera veniva, invece, adoperato per indicare la donna che era addetta alla preparazione del piatto.
Inizialmente il piatto veniva chiamato “Arròs in paella” ovvero “Riso in padella”.
Tuttavia, non si può disconoscere che con il passare del tempo, il nome della padella (Paella) è passato ad indicare anche la preparazione che si cucinava nella padella, tant’è che l’Accademia Reale della Lingua di Spagna (Real Academia Española) ammette entrambe le accezioni.
Vi si legge (in traduzione italiana):
Paella (dal valenciano paella)
Nel contempo, il termine Paellera è passato ad indicare il contenitore.
Nella stessa Accademia Reale della Lingua di Spagna (Real Academia Española)
si legge:
Paellera:
f. recipiente di ferro a forma di padella, poco fondo e con due manici, che serve a preparare la Paella.
Se cerchi nuove idee con il coniglio, puoi partire da abbinamenti semplici e arrivare a piatti più ricchi e completi. Come piatto più sostanzioso puoi preparare il coniglio in salmì. Per altre ispirazioni puoi consultare la raccolta delle ricette con coniglio.
Cucina con attenzione
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