CUDDURA PASQUALE SEMPLIFICATA

INGREDIENTI

Per la pasta frolla:
750 g di farina 00, 450 g di burro, 215 g di zucchero, 7 tuorli, un aroma a piacere (vaniglia o la buccia grattugiata di un limone non trattato, un pizzico di sale.
Per farcire:
uova sode.
Per spennellare:
3 albumi.
Per lo sciroppo di zucchero:
110 g di zucchero, 50 ml di acqua.
Per decorare:
decorazioni di zucchero aventi soggetto pasquale (colombe, galline, fiori, pulcini, etc.).

PROCEDIMENTO

Preparazione della pasta frolla:
Versare sulla spianatoia la farina a fontana.
Mettere nel centro il burro e lo zucchero.
Iniziare ad impastare senza alcun liquido, facendo “sabbiare” la farina, il burro e lo zucchero.
Occorre, cioè, ridurre in sabbia questi ingredienti, pizzicandoli velocemente con le dita.
Unire, poi, il sale, l’aroma ed amalgamare il tutto.
A questo punto, unire le uova ed impastare velocemente, fino a formare una pasta morbida ed omogenea.
Fare una palla, avvolgere la frolla nella pellicola trasparente e riporla in frigorifero, coperta, per almeno 40 minuti.

Preparazione delle “cuddure”:
Trascorso il tempo di riposo dell’impasto, riprendere la pasta e dividerla in tanti panetti quante sono le “cuddure”che si desidera preparare.
Mettere da parte una parte di impasto, che servirà per la realizzazione finale.
Preparazione di una “cuddura”.
Prendere un panetto e con il matterello formare un disco di circa 1 cm di spessore e di 12-14 cm di diametro.
Con parte dell’impasto messo da parte formare un cordoncino della stessa dimensione dell’uovo sodo.
Dopo averlo spennellato di albume sbattuto, sistemarlo con una leggera pressione al centro del disco, chiudendone le estremità in modo da formare un appoggio circolare (il “nido”) su cui sistemare l’uovo.
Porre quest’ultimo al centro del cordoncino e fermarlo con delle strisce strette e lunghe di pasta ricavate dall’impasto messo da parte.
Posizionare le strisce a croce, in modo da fissare l’uovo al corpo della “cuddura”.
Avere l’accortezza di spennellare di albume le estremità delle strisce in modo da attaccarle bene.
Procedere, quindi, alla realizzazione delle altre “cuddure”.

Fase finale del procedimento:
Spennellare di albume le “cuddure” e porle nel forno già caldo a 200°C, per circa 15-20 minuti.
Il tempo è indicativo, in quanto dipende dal tipo di forno utilizzato e dalla grandezza del dolce.
Estrarle quando la superficie delle “cuddure” diventerà lucida e compatta.
Lasciare raffreddare.

Fase di completamento.
Preparare lo sciroppo, mettendo lo zucchero e l’acqua in un pentolino.
Porlo sul fuoco, a fiamma bassa, e lasciare cuocere lentamente, mescolando in continuazione.
Togliere il recipiente dal fuoco quando lo sciroppo avrà raggiunto una densità tale da poter essere adoperato come collante.
Spennellare la base delle decorazioni con lo sciroppo e posarle sulle “cuddure”.
Lasciare asciugare.
Maneggiare, poi, con cura, per evitare di danneggiare la preparazione finale.

NOTE E CURIOSITA’

  • Preparazione tradizionale messinese.
  • Le “cuddure” possono essere realizzate anche in altre forme.
  • A seconda della dalla creatività del pasticcere, possono assumere l’aspetto di una campana, di un galletto, di una colomba, di un cuore, di un cestino, di una ciambella intrecciata, etc.
  • Le varie forme fanno tutte riferimento alla simbologia cristiana o, comunque, sono di buon augurio:
    – il cestino serve ad augurare l’abbondanza;
    – la campana ricorda la celebrazione festosa della Risurrezione di Cristo;
    – la ciambella è simbolo della corona di Cristo risorto;
    – il cuore rappresenta l’amore verso chi si ama (e quindi verso il
    prossimo);
    – il galletto o la colomba simboleggiano l’augurio di pace……
  • Per tradizione il numero delle uova inserite in una “cuddura” è sempre dispari.
    Oggi, tuttavia questa regola non è sempre seguita.

L’ETIMOLOGIA DEL NOME:

Il termine “cuddura” deriva dalla parola greca “kolloura” o “kollura” che significa “pane circolare, corona”.
Con questo termine i greci indicavano dei tipi particolari di focacce che venivano offerte agli dei per impetrare il loro aiuto e la loro benevolenza.
Con l’avvento del Cristianesimo l’usanza di preparare dei pani speciali non andò perduta.
La mattina del Sabato Santo “i cudduri” venivano portate in Chiesa e benedette.
Venivano, poi, portate in casa in modo da celebrare anche in tavola la solennità della Pasqua.

RICORDI FAMILIARI:

Fino a qualche decennio fa, alle ore undici del Sabato Santo, molte famiglie messinesi si riunivano intorno al desco per festeggiare la Risurrezione di Cristo.
In quel preciso momento le campane delle Chiese suonavano a distesa e ai din don augurali dal porto di Messina, con suoni prolungati e festosi, rispondevano le sirene delle navi ormeggiate o in transito.
Si usava, in quel preciso momento prendere in mano una “cuddura” e, dopo aver tracciato sulla fronte un segno di croce, si era soliti lanciarla gioiosamente in aria (o sulla tavola imbandita).
Ci si sedeva tutti intorno al tavolo e si consumavano in allegria il pane dolce della “cuddura” e le uova sode sbucciate e insaporite con un pizzico di sale.
Questa antica usanza è, oggi, quasi completamente scomparsa, ma nel ricordo essa continua a vivere come simbolo della gioia che accompagna la Risurrezione del Cristo.

CURIOSITÀ STORICHE:

  • Nei tempi antichi le “cuddure” erano preparate dai pastori o viandanti con la pasta di pane, alla quale veniva data una forma circolare.
    Per essere maggiormente sostanziosa, nella ciambella, prima della cottura, venivano inserite delle uova.
    Durante gli spostamenti la “cuddura” veniva infilata in un bastone o in un braccio.
  • Nata come pane da viaggio, la “cuddura” ne aveva tutte le caratteristiche:
    – Era facilmente trasportabile;
    – Era un alimento sostanzioso, in quanto farcito con uova;
    – Era preparato con alimenti facilmente reperibili, anche tra gli strati meno abbienti della popolazione.
  • Con il tempo, però, la preferenza per il dolce, ne ha modificati gli ingredienti ed oggi le “cuddure” sono diventate uno dei dolci più caratteristici della tradizione messinese e, in generale, di tutta l’Italia meridionale.
  • Si tratta di dolci preparati esclusivamente durante il periodo pasquale.
  • La tradizione impone che siano preparati durante tutta la Settimana Santa e che non manchino mai durante la scampagnata del Lunedì dell’Angelo.
  • La consuetudine di recarsi in campagna per la “Pasquetta” sembra rievocare, anche se in modo inconsapevole, la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù egiziana ed il loro ritorno in Palestina sotto la guida di Mosè.
  • Dalla memoria di antichi spostamenti, probabilmente, trae origine la necessità di preparare un “pane da viaggio”, da consumare durante i trasferimenti.

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