Casatiello Pasquale Napoletano

Ricetta Casatiello Pasquale Napoletano di , Pubblicata il 17/07/2008, Aggiornata il 18/06/2024

Il Casatiello Napoletano è un famoso classico della cucina campana.
La ricetta che vi presentiamo è una torta rustica salata tipica del periodo pasquale.
Si tratta di un impasto ...

“In questa ricetta ti spieghiamo come si fa il casatiello pasquale napoletano, un antipasto della cucina italiana, che si prepara in circa 1 ora e 10 min più 3 ore di lievitazione: è di media difficoltà, con ingredienti abbastanza comuni.”

Categoria: Antipasti

Tempo totale: 1 ora e 10 min più 3 ore di lievitazione

La ricetta del Casatiello Pasquale Napoletano è presente in queste raccolte:

Antipasti Torte Salate Ricette con Pasta di Pane Ricette di Pasqua

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  • Tempo di preparazione
    Tempo di Preparazione 25 min più 3 ore di lievitazione
  • Tempo di cottura
    Tempo di Cottura 45 min
  • Difficoltà
    Difficoltà Media
  • Costo
    Costo Medio
  • Cucina
    Cucina Italiana

Come fare il Casatiello Pasquale Napoletano

INGREDIENTI

Per la pasta di pane:
500 g di farina, circa 300 g di acqua tiepida, 1 panetto di lievito di birra, un cucchiaino di zucchero, 100 g di strutto sciolto, un pizzico di sale.
Per la farcia:
g 100 g di pecorino grattugiato, 100 g di provolone, 200 g di salame tipo Napoli, 100 g di pancetta (o di ciccioli), pepe abbondante.
Per completare:
3 uova.

PREPARAZIONE

Tagliare a dadini il provolone, il salame e la pancetta.
Preparare il lievitino, versando in una ciotola il lievito sciolto in due dita d’acqua, un cucchiaino di zucchero e la farina necessaria a formare un impasto morbido.
Lasciare lievitare per 2 ore, coperto con un panno, fino a quando l’impasto non avrà raddoppiato il suo volume.
Versare, poi, il panetto sulla spianatoia infarinata ed incorporare, a poco a poco, la farina, lo strutto, un pizzico di sale e l’acqua tiepida.
Lavorare l’impasto energicamente, fino ad ottenere una pasta consistente e soda.
Stenderla, quindi, dandole una forma rettangolare.
Distribuire sulla pasta dadini di provolone, di salame, di pancetta, il pecorino ed abbondante pepe.

Arrotolare la pasta, fino a formare una ciambella, avendo l’accortezza di sigillarne bene le estremità.
Ungere uno stampo per ciambelle e depositarvi il casatiello, lasciandolo lievitare, coperto, per 60 minuti.
A fine lievitazione, praticare delle fossette sulla superficie superiore del tartano ed inserire in ciascuna di esse un uovo crudo dal guscio ben lavato.
Fissare, poi, le uova con strisce incrociate di pasta, messa da parte in precedenza.
A fine cotture, esse saranno ben sode.
Infornare in forno preriscaldato a 200°C per circa 45 minuti oppure a 180°C per circa un’ora.
Servire il casatiello Pasquale Napoletano caldo o freddo, a piacere.

CASATIELLO, ALCUNE NOTE ETIMOLOGIA DEL TERMINE

Il termine “Casatiello” deriva dalla voce dialettale “caso”, che in napoletano significa formaggio.
La voce dialettale a propria volta deriva dal latino “caseus”, formaggio.
Il formaggio, nel nostro caso si tratta di pecorino, è, infatti, uno degli ingredienti principali del casatiello.

QUALCHE NOTIZIA STORICA SUL CASATIELLO

Il “Casatiello” è una preparazione rustica napoletana, che vanta origini antiche quanto il pane, in quanto altro non è che un “pane intriso di strutto ed arricchito da ingredienti vari”.
Come altre preparazioni consumate durante la festività pasquale (basti pensare alle “Cuddure messinesi”), anche quella del “casatiello” in origine era, ed in parte è ancora oggi, ricca di riferimenti simbolici, che vanno dagli ingredienti, in particolare le uova, alla forma della torta che simboleggia la corona di spine del Cristo Crocefisso.
Tali simboli sono talvolta antecedenti al cristianesimo e da quest’ultimo assimilati.
Basti pensare al pecorino che viene preparato con latte di pecora, alimento di cui si nutrono gli agnelli.
Durante il paganesimo era consuetudine immolare gli agnelli durante feste particolari, quale, per esempio, il passaggio dall’inverno alla primavera.
Anche gli Ebrei, in epoca successiva, immolavano gli agnelli in occasione della Pasqua ebraica.
Questa festività ricorda l’esodo e la liberazione del popolo israelita dall’Egitto grazie a Mosè, che, in occasione dell’ultima piaga mandata dal Signore per convincere definitivamente il Faraone a liberare gli Ebrei, ordinò ai capofamiglia ebrei di procurarsi un agnello senza difetto, maschio e nato nell’anno e di immolarlo, in quanto simbolo di innocenza, in un giorno da lui indicato.
Aggiunse, anche, di bagnare con il sangue dell’animale i due stipiti e l’architrave della porta, in modo che l’angelo della morte, inviato per uccidere ogni primogenito, passando davanti alle case degli israeliti e riconoscendo quel segno, passasse oltre senza colpite i primi nati ebrei.
In ambito cristiano, come non pensare alla figura di Gesù, chiamato da Giovanni Battista “Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”?
Egli si è immolato, versando il suo sangue per l’espiazione dei peccati dell’umanità.
Risorto dopo tre giorni, secondo il credo cristiano, ha offerto a chi crede in Lui la possibilità della vita eterna.
Ritornando al “casatiello”, oltre al pecorino, anche le uova sono elementi simbolici.
In alcune antiche religioni pagane l’uovo era considerato simbolo di vita e di fertilità.
Si credeva allora che l’ origine del mondo fosse legata all’Uovo cosmico, che conteneva in sé il germe degli esseri.
Tale credenza era radicata in tutte le mitologie antiche: era presente presso gli Assiro-Babilonesi, in India, nell’antico Egitto, nella Grecia arcaica, per poi giungere in Cina e presso altri popoli.
A parte la mitologia, la stessa forma dell’uovo viene da sempre considerata simbolo di perfezione.
Pertanto, l’uovo nell’antichità è stato visto come simbolo di rinnovamento della natura.
Il Cristianesimo, poi, ha fatto dell’uovo un simbolo pasquale, in quanto esso rappresenta un ciclo di vita che si rigenera e che, mediante la Risurrezione, torna alla vita anche dopo la morte.
Anche i “ciccioli”, in napoletano “cicoli, siccioli, sprittoli o lardinzi”, se presenti tra gli ingredienti, hanno un preciso riferimento simbolico.
Nelle culture antiche il maiale era considerato simbolo di fecondità e di benessere, tanto che la scrofa era collegata alla Grande Madre.
Presso i Greci, nei misteri di Eleusi, il maiale veniva offerto come vittima sacrificale a Demetra (nella mitologia romana Cerere), dea del grano e dell’agricoltura, artefice dell’alternarsi delle stagioni e del ciclo della vita e della morte
Presso i Latini il maiale diventa un simbolo ambivalente.
Da un lato viene visto in un’ottica positiva e beneaugurante, in quanto simbolo di fertilità, di prolificità e di ricchezza, dall’altro l’animale diventa metafora di ciò che è impuro, sporco, ingordo e lussurioso.
Sarà quest’ultimo aspetto a prevalere nella cultura cristiana, per la quale il maiale diventa simbolo della lussuria, della voracità, dell’ingordigia, in parole povere, emblema del peccato.
Da quest’ultima connotazione deriva presso alcune religioni, come quelle ebraica e musulmana, la proibizione di mangiare carne di suino, in quanto animale considerato immondo.
Sarà S. Paolo , nella prima lettera a Timoteo, a condannare l’astinenza da certi cibi, tra i quali il maiale.
Egli scrive:
[…] tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie, perché esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera”.
Sulla scorta delle parole di San Paolo da allora in poi, la carne di maiale è rientrata a pieno diritto tra gli alimenti permessi e, nel tempo, ha riacquistato connotazioni positive, giacché porta benessere a chi lo possiede, in quanto “del maiale non si butta nulla”.
Come cita un antico proverbio:
Vive il maiale e muor nella sporcizia, ma sulle tavole nostre è gran delizia.
Per quanto riguarda la tradizione di preparare in occasioni particolari e a scopo propiziatorio dei pani speciali agli dei (come il Casatiello), essa risale alla notte dei tempi ed è praticata da tutte le antiche religioni.
L’avvento del cristianesimo ha portato questa usanza nell’alveo delle tradizioni cristiane.
Fin dal XVI secolo, per esempio, per il ritorno della primavera, veniva preparato un pane che conteneva ingredienti che, nelle credenze popolari, erano considerati simbolo del risveglio della natura.
Tale usanza, arricchita da elementi simbolici legati alla Pasqua, si è andata rafforzando nel tempo, tanto che ancora oggi un pane speciale, qual è il Casatiello, legato com’è alla simbologia cristiana e alla gioia della Risurrezione, è considerato una delle pietanze che a Pasqua non può mancare sulla tavola dei napoletani.

Abbinamenti consigliati

La ricetta del casatiello pasquale napoletano è un buon collante per un menu armonico e se affianchi una proposta più leggera a una più golosa. Per un risultato equilibrato, puoi scegliere rustici e primi.

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Buone pratiche in cucina
  • Controlla attentamente gli ingredienti e utilizza materie prime di qualità.
  • Presta attenzione alle modalità di conservazione per mantenere gli alimenti freschi e sicuri.
  • Rispetta tempi e temperature di cottura per garantire una preparazione sicura e uniforme.
  • Verifica sempre la presenza di allergeni o ingredienti non adatti a chi consumerà il piatto.
  • In caso di dubbi legati alla salute o alla dieta, rivolgiti a un medico o a un professionista.
  • Lava accuratamente mani, utensili e superfici prima e dopo la preparazione degli alimenti.
  • Mantieni sempre puliti piani di lavoro e utensili per una preparazione ordinata e sicura.
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