Ricetta Fonduta Valdostana di Redazione, Pubblicata il 09/12/2013, Aggiornata il 14/09/2024
La Fonduta Valdostana è una delle ricette più tradizionali e famose della Valle d’Aosta.
La fonduta (in francese “fondue”) viene preparata sciogliendo la fontina valdostana D.O...
Per la fonduta valdostana:
400 g di fontina valdostana, 4 tuorli, circa 250 ml di latte, 80 g di burro, sale e pepe bianco.
Per accompagnare:
crostini di pane tostato o fritti nel burro (facoltativo).
PREPARAZIONE
Adoperare la fontina a temperatura ambiente.
Eliminarne la crosta e tagliarla dadini.
Metterla in una terrina e coprirla con il latte, lasciandola ammorbidire da un minimo di 4 ore fino ad un’intera nottata.
Indi, mettere il burro in un tegame dal fondo pesante ed arrotondato.
Lasciarlo sciogliere a fuoco lento ed unire la fontina ben sgocciolata e circa 4-6 cucchiai del suo latte.
Trasferire il tegame su un bagnomaria già caldo e, mantenendo l’acqua in ebollizione, lasciare sciogliere la fontina a fuoco basso.
Mescolare energicamente con una frusta, fino a quando il formaggio prima filerà e, poi, si scioglierà formando una crema densa ed omogenea.
A questo punto, togliere la fonduta dal fuoco ed unire un tuorlo alla volta, aggiungendo il successivo solo quando il precedente è stato ben assorbito.
Infine, rimettere la fonduta sul bagnomaria ancora caldo per 1 minuto, mescolando con una frusta.
Insaporire, quindi, la Fonduta valdostana di pepe bianco e trasferirla ben calda nelle scodelle individuali.
Se gradito, servire la Fonduta valdostana con crostini di pane leggermente tostati o fritti nel burro.
La produzione della fontina vanta origini antiche, dal momento che viene fatta risalire al 1270.
La prima raffigurazione pittorica del formaggio risale invece al 1400 ed è visibile in un affresco (raffigurante scene di vita quotidiana) del Castello di Issogne , una delle più famose fortificazioni valdostane, situato nel capoluogo di Issogne, in località La place.
Un importante estimatore della Fonduta fu lo scrittore e gastronomo Pellegrino Artusi, il quale nell’opera “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, cita la ricetta come una delle più gustose del territorio italiana,.
Le dà il nome di “Cicimperio” (da Cacio imperio) .
“Cacio imperiale” fu, invece, il nome dato alla Fonduta dal Capo di cucina della casa Savoia Giovanni Vialardi, autore di un Trattato di cucina, Pasticceria moderna, Credenza e relativa Confettureria (1854).
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