NOCINO

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Il Nocino, detto anche Nocino di San Giovanni, è un liquore ottenuto dalla macerazione in alcool del mallo di noci verdi.
La Ricetta, gli Ingredienti e i Consigli.

INGREDIENTI PER CIRCA 1,5 L DI NOCINO

Per il liquore:
1 l di alcool alimentare puro a 90-95°, 25 noci verdi con il mallo, raccolte la notte di San Giovanni, la buccia grattugiata di un limone biologico, 6-7 chiodi di garofano,1 stecca di cannella.
Per lo sciroppo di zucchero:
250 ml di acqua, 500 g di zucchero semolato.

PREPARAZIONE

Lavare il limone non trattato e grattugiarne finemente la scorza.
Metterla da parte.
Sciacquare i chiodi di garofano e tenerli da parte.
Prima di iniziare la preparazione del Nocino, è bene tenere presente che il mallo, cioè la parte esterna delle noci, tinge le mani e pertanto durante la preparazione del liquore è necessario utilizzare dei guanti di gomma.
Procurarsi delle noci verdi acerbe, ancora nel mallo, possibilmente raccolte durante la notte (quando sono bagnate di rugiada) di San Giovanni, il 24 giugno.

In quella data le noci sono ancora immature ed adatte alla preparazione del Nocino.
Tagliare le noci intere complete di mallo (ricco di tannino) in quattro spicchi e metterle in un capiente vaso di vetro a bocca larga, fornito di tappo in sughero.
Unire la scorza di limone, 5 chiodi di garofano e ¾ della stecca di cannella.
Versarvi sopra l’alcool e chiudere il recipiente con il tappo in sughero.
Sistemare il vaso all’aperto in un luogo soleggiato.
Scuoterlo almeno un paio di volte al giorno, in modo da evitare che le noci si depositino sul fondo e, quindi. non rilascino le loro proprietà nell’alcool.
Questa operazione va ripetuta per 40 giorni, avendo l’accortezza di entrare in casa il vaso di notte e di esporlo al calore del sole durante il giorno.

Trascorsi i 40 giorni, preparare lo sciroppo di zucchero.
Versare l’acqua in un pentolino di acciaio inossidabile ed unire lo zucchero, il resto della cannella e dei chiodi di garofano.
Porre il pentolino sul fuoco, a fiamma bassissima, e lasciare cuocere il miscuglio lentamente per 5 minuti, mescolandolo fino a quando lo zucchero si sarà perfettamente sciolto.
Lasciare raffreddare lo sciroppo, poi filtrarlo in modo da eliminare le spezie.
Filtrare anche il liquore ottenuto dalla macerazione delle noci e delle spezie, facendolo passare attraverso un telo di lino, che non sia stato mai lavato con detersivo.
Se necessario, ripetere l’operazione due volte.
Unire lo sciroppo di zucchero a questo liquido di colore bruno-scuro e mescolare accuratamente.

Imbottigliare preferibilmente in bottiglie di vetro spesso e di colore scuro, precedentemente sterilizzate.
Lasciare riposare ed invecchiare il Nocino fino a Natale in un luogo buio, ma non freddo.
Da quella data in poi è possibile degustarlo.
Agitare il Nocino prima di servirlo a temperatura ambiente o freddo di frigorifero.

AVVERTENZA

Eventuali affioramenti sul collo o depositi sulle pareti della bottiglia sono indice di genuinità; volendo, si possono togliere travasando il contenuto in un’altra bottiglia.

NOCINO DI SAN GIOVANNI, LA VIDEO RICETTA

NOTA

Il Nocino è un liquore ottenuto dalla macerazione in alcool del mallo di noci verdi, (Juglans regia L.), non ancora mature.
Trascorso il periodo di riposo, il Nocino deve risultare limpido, di colore marrone scuro, di consistenza densa e di sapore aromatico e speziato, misto tra il dolce e l’amaro.
È un ottimo digestivo, da servire alla fine del pasto.
È consigliato anche come tonico.
Grazie al tannino in esso contenuto, il Nocino, bevuto in piccole quantità e con parsimonia, aiuta a digerire le proteine e cura i disturbi del fegato e dell’intestino.

IL NOCINO TRA STORIA E MAGIA

L’origine del Nocino è incerta.
Per tradizione viene collocata nel territorio di Modena, pur se alcuni documenti romani antichi riferiscono che la paternità del liquore sia probabilmente da attribuire ai Pitti (o Picti), una confederazione di tribù, forse di origine pre-celtica, che vivevano nei territori dell’attuale Scozia.
Per contenere l’avanzata dei Pitti, l’imperatore romano Adriano, nel II secolo d.C., fece costruire il celeberrimo “vallum”, un insieme di fortificazioni che divideva la Britannia (occupata dai romani) dalla Caledonia (l’attuale Scozia).
Le fonti riportano la notizia che i Pitti, così chiamati per l’usanza di dipingersi il volto e tatuarsi il corpo, si radunavano nella notte di mezza estate e sorseggiavano una bevanda di colore scuro, a base di noci acerbe fermentate, che produceva euforia ed eccitazione.
Probabilmente questa bevanda deve essere considerata l’antenata del nocino.
Per completezza di informazione, c’è da aggiungere che l’uso di utilizzare i frutti acerbi del noce per preparare pozioni magiche era comunemente diffuso tra le antiche popolazioni europee.
Su come la bevanda sia arrivata in Italia è oggetto di discussioni e di leggende.

Probabilmente il liquore arrivò in Italia dalla Francia, dove da tempo veniva preparato un Liqueur de brou de noix o ratafià di mallo.
Il liquore si diffuse prima nel territorio del Sassello (in provincia di Savona) e, poi, in quello di Modena (in Emilia Romagna).
In Italia il consumo del Nocino è attestato attorno al 1300, tempo in cui “l’acqua di noci verdicanti” veniva data “ai febbricitanti di terzana”, una febbre, per lo più malarica, che si manifestava ogni tre giorni con febbri alte.
Il suo utilizzo, pertanto, era inizialmente medicamentoso.
In tempi successivi, il nocino venne utilizzato come liquore digestivo, anche in assenza di febbre terzana.
Sulla preparazione del liquore esistono numerose varianti, che però hanno un elemento comune: le noci devono essere raccolte durante la notte di San Giovanni, il 24 Giugno, quando la maturazione del frutto non è ancora completata ed il mallo appare verde e morbido.
Tale data è a ridosso con il solstizio d’estate, da sempre legato a significati esoterici e a rituali magici.
La festa di San Giovanni cade il 24 giugno (il giorno più lungo dell’anno), quando il sole è al suo apogeo e vince le tenebre, rendendo la natura rigogliosa.

La festività cristiana rivela radici pagane, quando i rituali e le pratiche magiche influenzavano la vita delle popolazioni pre-cristiane.
La tradizione medievale vuole che la notte di San Giovanni sia la notte dei più grandi raduni di streghe e stregoni, che si riteneva celebrassero feste magiche ed orgiastiche alla presenza del diavolo.
Secondo le credenze medievali, durante il sabba tali pratiche si svolgevano sotto un albero di noce, il famoso Noce di Benevento, menzionato in molti testi antichi a partire dal I secolo d.C.
Ciò dimostra che, da tempo immemorabile, il noce è stato considerato una pianta magica.
Alle noci sono state attribuite proprietà prodigiose che renderebbero il frutto capace di arrecare fortuna e abbondanza, di allontanare malattie e sortilegi.
Tali credenze sono supportate dal fatto che ancora oggi il Nocino è considerato una panacea contro tutti i mali.
Nulla di strano che la sua preparazione sia legata a credenze tramandate di generazione in generazione.

Qui di seguito riportiamo quelle che trovano unanimità di consensi.

  • Le noci devono essere raccolte nella notte di San Giovanni.
    È la notte che è la più corta dell’anno, che per gli studiosi di esoterismo segna la vittoria dell luce sulle tenebre e, di conseguenza, del bene sul male.
    Secondo un’altra credenza, le noci devono essere raccolte nella notte a cavallo tra il 23 e il 24 giugno.
  • Nei tempi antichi le noci dovevano venire raccolte una ad una da una vergine, considerata da sempre simbolo di purezza.
    Più tardi il compito venne affidato alla donna più esperta nella preparazione del liquore che, salita sull’albero a piedi nudi, doveva staccare con le mani una ad una le noci migliori, senza intaccarne il mallo.
    Secondo la stessa credenza, alla stessa donna sarebbe stato affidato il compito di preparare il liquore.
  • È usanza che le noci raccolte debbano essere bagnate di rugiada, giacché un’antica credenza attribuisce proprietà curative alla rugiada che si forma sulle piante tra il 23 e il 24 giugno.
  • Esse non devono venire staccate mediante l’utilizzo di attrezzi in ferro, in base all’antica credenza che il ferro avesse la capacità di intaccare o compromettere le proprietà delle piante utilizzate a scopo farmaceutico.
    In realtà gli arnesi in ferro possono favorire l’ossidazione delle noci, compromettendo il sapore del nocino.
    Per questo motivo le noci non dovrebbero essere tagliate con coltelli dalla lama in acciaio.
  • Per rispettare la tradizione, le noci utilizzate per la preparazione del nocino devono essere in numero dispari (ma non tutti sono d’accordo su questo argomento).
  • Il nocino deve essere esposto per 40 giorni ai raggi del sole, sui cui effetti benefici, fin dall’antichità, sono sorte numerose credenze.
  • Dopo 40 giorni di macerazione, il liquido ottenuto dalla macerazione del mallo deve venire filtrato, in modo da poterlo diluire con uno sciroppo di zucchero.
  • Una volta imbottigliato, il nocino deve riposare fino a Natale, quando finalmente può venire consumato.
    Non è un caso che il liquore venga degustato a Natale, periodo considerato un evento spirituale di portata universale.
    Il Natale è, sia per i cristiani che per i non credenti, considerato simbolo di rinascita, di rinnovamento interiore, di cambiamento spirituale, di fiducia in se stessi e nel prossimo.
    Come la notte di San Giovanni è legata al solstizio d’estate, così il Natale è strettamente connesso al solstizio d’inverno, in un continuo avvicendarsi di luce e tenebra, il cui fine ultimo è il miglioramento spirituale dell’umanità.

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