Ricetta Crapiata Materana di Redazione, Pubblicata il 28/02/2022, Aggiornata il 17/05/2025
La Crapiata Materana (in dialetto “la crapiet”) è un piatto tipico della cucina povera di Matera.
Si tratta di un piatto tradizionale, le cui origini risalgono al periodo degl...
Dosi per 5 persone
50 g di cicerchie secche
50 g di ceci secchi
50 g di fagioli borlotti secchi
50 g di fagioli cannellini secchi
50 g di lenticchie secche
50 g di piselli secchi
50 g di fave secche con la buccia
200 g di grano duro
300 g di patate novelle
2 foglie di alloro
2-3 peperoni cruschi
fette di pane tostato q.b.
olio extravergine d’oliva
sale
Tenere in ammollo in acqua fredda per 12 ore tutti i legumi in modo da reidratarli.
Trascorso il tempo della reidratazione, sciacquarli e scolarli.
Metterli in un capiente tegame (preferibilmente di terracotta) ed unire il grano e le foglie di alloro.
Coprire con acqua fredda fino a superare di circa 3-4 dita la superficie degli ingredienti.
Lasciare cuocere, a fuoco dolce e a tegame coperto, per circa un’ora e mezza, mescolando ad intervalli regolari.
Poi, aggiungere le patate in pezzi e proseguire la cottura per altri 30 minuti o fino a quando i legumi si saranno cotti e le patate si saranno disfatte.
Unire il sale solo a fine cottura.
Al bisogno, in corso d’opera aggiungere acqua calda quando la zuppa si asciuga troppo.
A cottura ultimata, eliminare le foglie di alloro e trasferire la crapiata materana ben calda nelle ciotole e condirla con un filo d’olio e completare con una spolverata di peperoni cruschi macinati al momento.
Accompagnarla con fette di pane di Matera tostate e con un bicchiere di ottimo vino rosso del territorio.
In estate, la crapiata materana può essere gustata anche fredda.
A PROPOSITO DEL GRANOSe si utilizza del grano duro al naturale, metterlo in ammollo assieme ai legumi, poi seguire le indicazioni della ricetta.
Se, invece, si adopera del grano precotto, non è necessario farlo reidratare.
Pertanto, occorre aggiungerlo ai legumi secchi direttamente nel tegame.
La ricetta da noi suggerita è quella originale della tradizione classica, quando la Crapiata veniva preparata solo con legumi, grano e patate novelle.
Nel tempo sono stati aggiunti alla zuppa altri ingredienti: cipolla, pomodorini, carota, sedano, peperoncino.
Ciascuno si regoli a proprio piacimento.
L’origine del nome “Crapiata” è incerta e sull’argomento esistono varie ipotesi.
Alcuni ritengono che derivi dal greco “Κράμπε”, termine con cui si indicava la pianta delle leguminose, parola in seguito italianizzata in “crampa o cramba”.
Altri credono che il nome “crapiata” derivi dalla parola di origine calabrese “crápia”, con cui si indicava il treppiede sul quale si appoggiava il calderone nel quale veniva cotta la zuppa.
Altri ancora sono convinti che il termine derivi dalla parola latina “crapula”, che significa “ubriachezza”, giacché è plausibile che i contadino accompagnassero la zuppa con abbondanti libagioni di vino.
Infine, altri ipotizzano che il termine “crapiata” derivi da “crapa”, parola dialettale per “capra”, giacché in passato era usuale uccidere e mangiare una capra la domenica di agosto successiva alla fine del raccolto.
La ricetta della crapiata materana funziona bene sia nei pranzi di tutti i giorni sia quando hai ospiti, soprattutto durante la Cena, con richiami alle ricette vegetariane. Per un risultato più conviviale, considera antipasti e secondi.
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