PASTELLA PER TEMPURA

INGREDIENTI

100 g di farina 00, 100 g di di fecola di patate, 100 ml di birra fredda, 100 ml di acqua fredda (preferibilmente frizzante).

PREPARAZIONE

Setacciare assieme le farine e metterle in una ciotola.
Versare lentamente prima la birra e, poi, l’acqua, mescolando con continuità per non formare grumi.
Appena ottenuta una pastella per tempura liscia ed omogenea, mettere la ciotola a raffreddare in frigorifero oppure inserirla in una ciotola più grande piena di cubetti di ghiaccio.
Immergere, poi, nella pastella le verdure, i crostacei o i pezzi di pesce puliti ed asciugati.
Sgocciolarli e friggerli in olio profondo, pochi pezzi per volta, in modo da non abbassare repentinamente la temperatura dell’olio.
Quest’ultima va mantenuta tra i 160°C ed i 180°C.

NOTE

  • In giapponese il termine “tempura” è di genere maschile.
    Nel linguaggio gastronomico nostrano è, invece, utilizzato al femminile.
  • Il tempura giapponese è un piatto preparato con verdure, piccoli pesci o crostacei, immersi, uno ad uno, in una pastella e fritti.
  • Gli Ortaggi più comunemente fritti in tempura sono: peperoni, melanzane, carote, patate dolci, patate comuni, fagiolini, zucca, zucchine, cavolfiore e funghi.
  • I Frutti di mare più comunemente fritti in tempura sono: gamberi, gamberi di fiume, calamari, capesante, grongo, anguilla, granchio e una grande varietà di pesce di piccola dimensione o in pezzi.
  • In Giappone la farina viene mescolata poco con i liquidi, perché viene preferita una pastella non omogenea.
  • In Italia, invece, si preferisce un composto liscio ed omogeneo.
  • Per la frittura, i Giapponesi utilizzano l’olio di semi di sesamo, di soia oppure di girasole.

ETIMOLOGIA E STORIA

Il termine “Tempura” deriva dalla parola latina “tempora”, che significa in italiano “tempi” e, quindi, “periodo di tempo”.
La parola fa riferimento ad un’usanza del XVI secolo.
All’inizio di ogni stagione, e, dunque, per quattro volte l’anno per un periodo di tre giorni (mercoledì, venerdì e sabato), i cattolici si dedicavano alla preghiera e non mangiavano carne, preferendo verdure e pesci.
Questi giorni di astensione dalle carni e di preghiera venivano chiamato con una parola latina “tempora”.
Da questo termine deriva la parola tempura.

VOTA LA RICETTA O IL CONSIGLIO



Prima di andar via commenta la Ricetta o il Consiglio ↓

Lasciami un commento alla ricetta o al consiglio che hai trovato qui. Chiedimi un parere o racconta come è andata, proponi una variante o semplicemente lascia un saluto!

L'indirizzo email non verrà pubblicato.